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lunedì 9 febbraio 2015

Oggi parliamo con... #13 - Christian Amadeo

Buonasera amici lettori, spero abbiate passato un buon inizio di settimana. Ecco qua, oggi, per conoscere un nuovo scrittore: Christian Amadeo.

Ciao Christian, grazie innanzitutto della tua disponibilità. Che ne diresti d'iniziare parlandoci un pochino te, di cosa ti piace fare ma soprattutto di cosa ti ha portato ad approcciarti alla scrittura e che ruolo ha quest'ultima nella tua vita?

Mi chiamo Christian Amadeo, ho 43 anni, vivo in provincia di Torino e svolgo un lavoro di impiegato e al contempo quello di giornalista musicale. Ho due grandi passioni, la musica e le arti marziali, che hanno entrambe influenzato la storia del mio primo romanzo “Un passo dalla morte”. Essere giornalista di musica è stato determinante nel decidere di cimentarmi con la scrittura di un racconto, anche giornalismo e letteratura hanno due impostazioni diverse. Scrivere è sempre stata la mia passione principale, sin da bambino. E ancora adesso il far fluire le parole sul foglio (ora video...) mi attira irresistibilmente. È un modo per esprimere me stesso, le mie emozioni, i miei pensieri. Ma anche per raccontare vicende altrui...

"Un passo dalla morte" è il titolo del tuo romanzo, da cosa ti è nata l'idea di questa storia?

Da un insieme di cose. Principalmente l'essere affascinato dai samurai giapponesi e dal loro concetto di morte “consapevole”, grazie al quale poter vivere con pienezza ogni istante della vita. E poi il constatare - da me stesso e dalle confessioni di molti amici e amiche – una insoddisfazione del vivere quotidiano e della mancanza di coraggio nell'affrontare un grosso cambiamento. Cambiamento che nel racconto avviene per causa “esterna”, ossia una morte violenta, che poi, a ben interpretare la trama, non è così estranea alla volontà del protagonista. Il coraggio dei samurai, la loro visione nitida dei limiti che si possono riconoscere e superare con cuore aperto e mente determinata, li ho trasposti nel racconto. Il limite più grande rappresentato dalla morte, che qui diviene inizio di una nuova vita anziché essere considerata come fine di tutto.

Ti va di parlaci un pochino della trama?

Il protagonista, Stefano, trascorre una vita superficiale, banale e priva di quelle emozioni che scuotono l'esistenza, colma soltanto di sogni repressi. Routine e ripetizione. Finchè un evento tragico segna la sua morte e la sua rinascita. Diventa Steve e trova il coraggio di vivere in pienezza, realizzandosi professionalmente e umanamente. Il suo percorso, iniziato con la morte, è punteggiato dal rapporto costante con essa. La morte vista dalle diverse prospettive dei vari personaggi che incrocia lungo il suo cammino: omicidi, suicidi, morbosità, perversioni e spiriti. Fondamentale l'incontro con Lydia, ragazza intrigante e perversa, anch'essa condizionata dal pensiero costante della morte, ma in contrapposizione a quello di Steve. Fino a trovare un punto di contatto.

Com’è stato scriverlo? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?

Ho cercato il giusto equilibrio tra la mente e le emozioni. Mi spiego: la mente per gettare l'idea, le basi, costruire i personaggi, creare una trama con inizio, sviluppo e conclusione. Una volta realizzata la struttura, ho lasciato spazio alle emozioni, facendo fluire le parole seguendo l'ispirazione che sgorgava liberamente. Dovevo “sentire” il trasporto emotivo dello scrivere, altrimenti rimandavo a quando veniva fuori l'ispirazione. Durante la fase di scrittura mi ha aiutato molto l'ascolto di musica dark, la mia preferita, e di essa è permeata l'intera opera, sia a livello di citazioni di artisti e gruppi appartenenti a questo filone, sia per le atmosfere spesso oscure nelle quali sono ambientate molte vicende del romanzo.
Nella storia si alternano momenti tragici ad altri più leggeri, sentimenti ed erotismo estremo. Tutto permeato da un lavoro di introspezione, da parte soprattutto del protagonista, stimolato dagli incontri con personaggi borderline. Ed è proprio il confronto con situazioni e persone estreme che volevo sottolineare, quelle circostanze che dividono la normalità dall'eccesso. Sono due opposti che “esistono” e dei quali occorre avere consapevolezza, come nel rapportarsi con la morte, della quale molti cercano di evitare persino di parlarne. Ma è proprio dalla consapevolezza della morte che possiamo apprezzare appieno la vita.

Si dice che, di solito, prima di essere scrittori si è anche lettori. Sei d'accordo con quest'affermazione? Quanto è importante la lettura nelle tue giornate? Quali sono i generi che maggiormente ti affascinano?

Sono d'accordo, perchè la lettura di opere altrui apre la mente e il cuore, prepara il terreno per dare il via alla propria creatività. Ma ancora più che l'essere “lettori” preferisco dire che prima di essere scrittori occorre essere “osservatori ricettivi” di ciò che ci circonda. Perchè è dal nostro vissuto – e quello di altre persone che ci colpiscono – che troviamo lo stimolo per dare vita ad un racconto. Stimolati da ciò che vediamo, ascoltiamo, ma soprattutto “sentiamo” con la nostra sensibilità, eventi, parole e pensieri che ci toccano profondamente, tanto da costruire una storia intorno ad essi.
Tornando alla lettura, ovviamente essa è importante per me. Non passa giorno in cui io non legga, sono molto curioso, soprattutto sul tema musicale, visto che sono giornalista che si occupa del mondo delle sette note. Oltre a libri di musica mi piace leggere opere di vario genere, non mi fossilizzo su uno stile solo. Se devo scegliere, prediligo libri di filosofia e arti orientali (giapponesi sopratutto, ma anche indiane), lo stile romantico-decadente e opere di erotismo “alternativo”, improntato soprattutto sul bdsm e sul fetish. Come si può notare, anche in questo amo confrontarmi con gli opposti...Sacro e profano, spirituale a carnale...

Hai già progetti di scrittura futuri in testa?

In questo periodo sto cercando di terminare un libro su di un gruppo musicale, al quale lavoro da molto tempo, ma che per motivi vari non sono ancora riuscito a completare. Dopo averlo finito, certamente mi dedicherò alla scrittura di un nuovo racconto. Ho tante idee per la testa e una di queste la svilupperò, non posso farne a meno, perchè scrivere per me è vitale. O magari strada facendo mi verrà una nuova idea e mi dedicherò a quella. Come dicevo, sono molto “osservatore ricettivo” e quindi mi concentrerò su ciò che in quel momento catturerà particolarmente la mia attenzione.

Grazie per la disponibilità e buona fortuna per il futuro! :)

giovedì 29 gennaio 2015

Oggi parliamo con... #12 - Flavio Firmo

Buon pomeriggio amici lettori! Eccomi qua tornata per presentarvi un nuovo autore: Flavio Firmo. Conosciamolo assieme! ^^

Ciao Flavio, grazie innanzitutto della tua disponibilità. Che ne diresti d'iniziare parlandoci un pochino te, di cosa ti piace fare ma soprattutto di cosa ti ha portata ad approcciarti alla scrittura e che ruolo ha quest'ultima nella tua vita?

La mia vita è simile a quelli di molti altri. Mi sono innamorato di una ragazza a 15 anni, ci siamo scritti lettere appassionate per 5 anni senza mai incontrarsi e un giorno lei si è presentata a casa mia. Dopo due anni di convivenza ci siamo sposati e dopo 12 mesi abbiamo divorziato. Ho frequentato i locali di ballo latino americano, fatto amicizia con zingari e poi ho incontrato una donna talmente diversa dal mio girovagare da sposarla e farci una figlia meravigliosa. Nel frattempo ho quasi sfiorato il fallimento economico, ho avuto i mobili di casa pignorati e sono risorto in un nuovo lavoro. Sono stato per sette anni consecutivi campione di Subbuteo della mia provincia e ho giocato al torneo di Montecarlo, Madrid e Edimburgo. Ho minacciato di morte il mio vicino di casa e ho curato un passero aggredito dal mio gatto.
Una vita come tante.
La scrittura è stata la conseguenza. Avevo scritto delle cose attorno ai vent'anni e prima ancora tenevo una specie di diario di racconti spaziali con protagonisti i professori dell'istituto tecnico. Ancora oggi sembra che sia il testo più letto dagli studenti.
Poi un buio di vent'anni. Mi sono svegliato e ho scritto il mio primo libro "il cavaliere bianco" e poi "il campione di subbuteo". Fino a Eve che ritengo sia il lavoro più maturo.


"Eve" è il titolo del tuo romanzo, da cosa ti è nata l'idea di questa storia?

Un caro amico che aveva letto i libri precedenti mi ha consigliato di scrivere qualcosa per le donne. Al primo impatto gli ho dato del matto, donne? cosa significa scrivere per le donne? Mi ha spiegato che il mio tratto era sprecato per il lettore maschile che in pratica non legge. Invece le donne sono più attente e soprattutto più lettrici. L'idea mi ha ronzato nella testa fino a prendere corpo.

Ti va di parlaci un pochino della trama?

Eve è un transessuale. Bella, talmente bella che chi non la conosce crede sia una donna. Non è la storia di un trans emarginato, Eve è perfettamente integrata nella società. Lavora in un negozio di abbigliamento e ha un fidanzato di quindici anni più vecchio. Tutto molto bello. Un giorno il fidanzato la scarica di colpo, senza una spiegazione e lei si ritrova un debito parecchio corposo lasciatole dal fidanzato. Come farà una bella ragazza come lei a ripagare il debito? Riuscirà a riparare il proprio cuore ferito? Ricordiamoci che se all'apparenza è una donna, sotto sotto non lo è.

Com’è stato scriverlo? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?

Scriverlo è stato magnifico. finalmente mi sentivo libero dagli schemi e potevo muovere la protagonista lungo il filo della storia lasciando semplicemente le cose accadere.
In questo romanzo ci sono tutti i sottoeroi della mia testa. Truffatori, zingari, bariste. Sono loro il profumo della storia, oltre a Eve che si è rivelata un personaggio molto potente. In questa storia ho cercato di trasmettere un messaggio, non una morale, ma come una spiegazione. Volevo spiegare alle donne come sono fatti gli uomini e quale miglior personaggio di un trans. Un corpo di donna con una mente maschile. Istinto e ormoni.
Il punto forte di questa storia è proprio il trans che non viene descritto nell'emarginazione. Eve è integrata nella società, non si prostituisce e non si droga. Eppure entrerà in un circolo di esperienze più grandi di lei.

Si dice che, di solito, prima di essere scrittori si è anche lettori. Sei d'accordo con quest'affermazione? Quanto è importante la lettura nelle tue giornate? Quali sono i generi che maggiormente ti affascinano?

King, uno dei maestri di tutti noi, scrive quattro ore e legge quattro ore. Questo sarebbe il mio sogno. Non si può scrivere senza essere dei forti lettori, chi dice il contrario è un pessimo scrittore e gli auguro una vita di aggettivi ridondanti. I miei favoriti sono diversi autori. Per la trama e l'intreccio ho una passione per Jeffery Deaver, colleziono i suoi libri e ne ho anche uno con dedica. Per lo stile il signor Wallace è inarrivabile. Infinite Jest è stile allo stato puro, ne leggo un paio di capitoli al mese. La storia magari non ha un grande senso, ma come vede le cose lui. Purtroppo non ha retto il talento e si è ucciso.
King è il maestro e non serve aggiungere nulla. Ci sono pezzi migliori e pezzi peggiori, ma rimane il maestro.
Poi ci sono i russi, un grande capitolo a parte. Dostojevski è il mio prediletto e il suo "delitto e castigo" è un must per ogni autore. Mi piace meno "Guerra e pace" di Tolstoi, ma sono gusti personali. La mia libreria Anobii dice che ho letto 122 libri in tre anni, c'è di tutto. Adesso sto leggendo Joe Abercrombie e mi piace molto.

Hai già progetti di scrittura futuri in testa?

A Gennaio presenterò Fòbal, un romanzo su un quarantenne che riforma la squadra di calcio di quando era ragazzo. Un libro decisamente per i maschietti. Attualmente sto scrivendo "il principino della truffa", il titolo è provvisorio, ma credo sarà un lavoro degno di nota. Spero.


sabato 24 gennaio 2015

Oggi parliamo con... #11 - Filippo Gigante

Buondì miei cari amici lettori, eccoci qua oggi per parlare con un nuovo autore: Filippo Gigante. Conosciamolo assieme.

Ciao Filippo, grazie innanzitutto della tua disponibilità. Che ne diresti d'iniziare parlandoci un pochino te, di cosa ti piace fare ma soprattutto di cosa ti ha portato ad approcciarti alla scrittura e che ruolo ha quest'ultima nella tua vita?

Ciao a tutti e ovviamente grazie per avermi concesso questa intervista. Mi reputo un appassionato lettore che fin da piccolo ha sempre voluto conoscere il mondo dell'editoria. Son stato sempre curioso di scoprire come effettivamente venisse stampato un libro. Desideravo vedere nella mia libreria anche un mio romanzo e ad oggi, ho già due bei titoli in bella vista. La mia maestra d'italiano, invece, mi ha sempre sostenuto nella scrittura facendomi apprezzare la bella calligrafia e la magia della poesia. La scrittura è diventata per me, nel tempo, la forma di comunicazione più vicina al mio pensiero. Un modo per trasmettere attraverso le mie storie più messaggi positivi, messaggi di rinascita. Mi piace ovviamente leggere, immergermi nella natura con lunghe passeggiate o pedalate in bicicletta, amo le nuove tecnologie ma ogni anno, a Natale, non tarda a giungere a casa dei miei amici una bella lettera scritta a mano. Sono un fan dei film d’animazione Disney e quando mi è possibile vado al cinema da solo o in compagnia. Colleziono francobolli, cartoline, dvd e fumetti. Mi piace, inoltre, promuovere giovani scrittori e musicisti esordienti attraverso il mio sito ufficiale o contatti social perché so bene che non è sempre facile trovare qualcuno che ti pubblicizzi e faccia conoscere attraverso il semplice passaparola.

"Bianco e nero" è il titolo del tuo romanzo, da cosa ti è nata l'idea di questa storia?

Quando inizio a scrivere una storia, sono già consapevole di come andrà più o meno a finire. L’idea di scrivere “Bianco e nero” è nata in un periodo della mia vita ancorato ad un episodio particolare e un po’ complicato. Desideravo dar voce alla mia mole di pensieri e nello stesso istante volevo distaccarmi dal quotidiano ed ho trovato nella stesura di questo romanzo la cura al mio stato emozionale. Volevo raccontare la storia di un ragazzo totalmente immerso in una serie di eventi poco piacevoli, caricandolo di quella bella dose di insoddisfazione generale presente in molti giovani. Nelle pagine ci sono: la famiglia, gli amici, il cancro, la perdita di una persona cara, la difficoltà di comprendere i buoni consigli in un groviglio di negatività, la forza e la volontà di ricominciare, l’inaspettato e la poesia. Elementi importanti che sono comuni in tutte le nostre stesse vite e che ho cercato di racchiudere in una storia che doveva svelare al lettore la bellezza della luce, di una positività quasi sempre nascosta dalle ombre delle avversità o “tempeste” come le definisco nel romanzo stesso. Scrivo, infatti: “Sono sempre le tempeste a smuovere le nostre vite”.

Ti va di parlaci un pochino della trama?

Alex è il giovane protagonista di una storia che si trasforma in un viaggio tra contrapposizioni e riflessioni che si mescolano nella bellezza della natura, nel suono del mare, nella forza dei ricordi e delle emozioni. Credo che il lettore troverà piacevole perdersi anche tra le suggestive illustrazioni, realizzate tra l’altro da mio fratello Davide (nonché autore della copertina), che lo condurranno alla scoperta di Monte Lontano.
 E poi ci sono l’amore di un padre e la saggezza del clown bianco Damabiah. Il protagonista Alex dovrà imparare a comprendere e ad amare tutte le sfumature di una vita che spesso è smossa dalle tempeste attraverso la conoscenza, l’incontro e l’ascolto di diversi personaggi (il nonno Sato, gli amici Betta, Francy e Cris). Una storia che lascia spazio all'essenza delle piccole cose e di quei respiri (così si chiamano i capitoli!) così profondi che tracciano il viaggio delle vite di tutti tra nascita, morte e rinnovamento.

Com’è stato scriverlo? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?

Scrivere questo romanzo è stata una vera e propria cura. Ho sperimentato la mia personalità attraverso le stesse emozioni del protagonista Alex che, non nascondo, un po’ mi rispecchia per molti suoi atteggiamenti e considerazioni. Questo libro è stato scritto con la brama del lupo e con un forte desiderio di esprimere anche quel pizzico di “rabbia” nei confronti della malattia: il cancro. Nel periodo, poco prima dell’inizio della stesura, avevo ricevuto da un mio caro amico, la diagnosi di un tumore. Mentre lui combatteva il mostro, io scrivevo per trasmettere a più persone possibili la volontà di non perdere mai le speranze. All’uscita del libro, il male fu sconfitto e le pagine scritte per curare inizialmente un mio stato interiore e poi l’inquietudine di una malattia, potevano essere lette da tutti. La storia di Alex poteva finalmente donare l’energia positiva raccolta durante un periodo buio.

Si dice che, di solito, prima di essere scrittori si è anche lettori. Sei d'accordo con quest'affermazione? Quanto è importante la lettura nelle tue giornate? Quali sono i generi che maggiormente ti affascinano?

Mi sento principalmente un lettore con la passione di scrivere storie. Se non avessi letto tanto durante la mia adolescenza, non mi sentirei così ricco come oggi. Più si legge e più si ha la possibilità di conoscere nuovi mondi e di far tue storie che avresti voluto vivere, condividere o semplicemente scrivere o conoscere. Ciò che mi affascina non è il genere letterario, ma la trama stessa di un libro che esso sia un giallo, un thriller, un romanzo per ragazzi… poco importa. La lettura arricchisce l’animo e la mente. Sono del parere che bisognerebbe sempre promuoverla nelle scuole, nelle università e in luoghi comuni come bar, pub o ristoranti. Credo sia meraviglioso inventarsi nuove forme di promozione della lettura attraverso l’incontro con altre arti e passioni. Non importa se non tutti i progetti legati alla lettura vadano in porto, l’importante è non scoraggiarsi e combattere questa “crisi” a testa alta, perché “la cultura ci salverà, sempre”. Personalmente ho voluto accostare la lettura del mio secondo romanzo “La Piscina delle Mamme” in eventi culinari organizzati. L’esperimento riuscitissimo continuerà il prossimo anno con nuove presentazioni in librerie con cucina ed associazioni pronte a voler condividere con me questa unione letteraria-culinaria.

Hai già progetti di scrittura futuri in testa?

Certo. Il prossimo libro, in uscita nel 2015, concluderà la “trilogia dei colori” da me così nominata per via di alcune scelte grafiche di copertina. Si tratta di tre romanzi brevi (“Bianco e nero”, “La Piscina delle Mamme” e il nuovo “Bentornato a casa”) che si accumunano da una copertina simile per via di una divisione grafica tra la parte superiore bianca e un altro colore (nero, azzurro e verde) e tre elementi chiave al centro (piume, bolle, impronte). Prossimamente è prevista l’uscita di una raccolta di racconti e poesie (da molti lettori richiesta ripetutamente) e di un romanzo “fantasy” e poi… chissà! Ben vengano nuovi progetti, perché per le storie non c’è mai fine all’immaginazione.
Buone letture e buone storie a tutti!

domenica 18 gennaio 2015

Oggi parliamo con... #10 - Diego Aledda

Ciao a tutti amici lettori e buona domenica! ^^ ... Eccoci qua oggi per conoscere un nuovo autore: Diego Aledda.

Ciao Marco, grazie innanzitutto della tua disponibilità. Che ne diresti d'iniziare parlandoci un pochino te, di cosa ti piace fare ma soprattutto di cosa ti ha portata ad approcciarti alla scrittura e che ruolo ha quest'ultima nella tua vita?

Allora, mi chiamo Diego, ho 31 anni e sono di Novara. Ho tante passioni, le principali sono senza dubbio viaggiare, scrivere e seguire alcuni telefilm!
Amo scrivere da tanti anni, anche se prima mi concentravo di più sui testi delle canzoni. Ho studiato musica per qualche tempo, ma nn ero pienamente convinto dei miei mezzi (soprattutto quelli vocali!) e faticavo ad essere indipendente, avendo sempre bisogno di qualcuno che curasse la parte compositiva dei pezzi e che cercasse di rendermi intonato! Per curiosità, allora, ho provato a continuare a scrivere ma cambiando argomento, passando ai romanzi! La cosa mi è da subito piaciuta, mi sentivo molto più capace e soddisfatto.

"Statuto" è il titolo del tuo romanzo, da cosa ti è nata l'idea di questa storia?

'Statuto' è nato così, volevo scrivere una storia facile da seguire, interessante e basata su un genere che ho sempre apprezzato, quello dei thriller con tanti tipi di sfumature.

Ti va di parlaci un pochino della trama?

'Statuto' è nato così, volevo scrivere una storia facile da seguire, interessante e basata su un genere che ho sempre apprezzato, quello dei thriller con tanti tipi di sfumature.
Il romanzo narra delle vicissitudini del piccolo paesino di Ice Peak, che ogni inverno è costretto ad un periodo di isolamento dal resto del mondo a causa delle cattive condizioni atmosferiche della zona.
La popolazione che abita il paese è un gruppo molto coeso ed affiatato, ma alcune vecchie incomprensioni mai sanate nel tempo torneranno alla ribalta proprio all'inizio del temuto 'mese di pausa'. Saranno proprio queste ruggini, unite a tanti altri aspetti misteriosi, a rendere il periodo di isolamento davvero terribile.

Com’è stato scriverlo? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?

Ho impiegato circa due anni a scrivere 'Statuto', sono sempre stato affascinato dalle storie narrate in contesti da cui nn si può uscire, in cui si è giocoforza costretti ad affrontare qualsiasi cosa appunto perché nn vi è scorciatoia. Penso sia un romanzo facile da seguire e con personaggi variegati, pronti a tutto pur di far valere le proprie ragioni.
Non a caso, una delle caratteristiche a cui ho dato più importanza è il rapporto fra i protagonisti, le varie sfumature del loro passato e cosa realmente pensano l'uno dell'altro.

Spero di essere riuscito a fare un buon lavoro, e che chiunque voglia leggere 'Statuto' lo trovi un libro interessante e coinvolgente.

Si dice che, di solito, prima di essere scrittori si è anche lettori. Sei d'accordo con quest'affermazione? Quanto è importante la lettura nelle tue giornate? Quali sono i generi che maggiormente ti affascinano?

Per quanto riguarda la lettura, forse sono un tipo un po' controcorrente perché nn sono mai stato un gran lettore! Adoro scrivere, meno leggere! Spesso, se leggo, amo interessarmi a qualcosa scritto da 'novizi' come me, per confrontarmi con le idee di amanti della scrittura non affermati.

Hai già progetti di scrittura futuri in testa?

Per concludere sì, direi che ho progetti in ballo!
Fortunatamente la scrittura è qualcosa di meraviglioso anche se nn dovesse diventare un lavoro, per cui sto già scrivendo un altro romanzo e credo di completarlo nel giro di qualche mese.

In realtà, avrei anche una mezza idea per iniziarne un terzo...

lunedì 12 gennaio 2015

Oggi parliamo con... #9 - Marco Negri

Buonsalve e buon inizio di settimana miei cari amici lettori e non. Eccoci qua, oggi, per parlare con un nuovo autore: Marco Negri. Conosciamolo assieme! ^^

Ciao Marco, grazie innanzitutto della tua disponibilità. Che ne diresti d'iniziare parlandoci un pochino te, di cosa ti piace fare ma soprattutto di cosa ti ha portata ad approcciarti alla scrittura e che ruolo ha quest'ultima nella tua vita?

Non ho fatto studi classici (mi sono diplomato a stento come geometra), e lavoro in un settore tutt’altro che letterario quale l’edilizia, eppure quando sulla coda del 2004 iniziai a scrivere la prima bozza di un racconto demenziale sui gabbiani assassini mi resi conto che la scrittura aveva un potere inaspettato su di me: conosceva la strada per sentieri misteriosi che da solo non avrei mai percorso. E soprattutto, decideva lei cosa fare.
Tornando al racconto demenziale di cui poco fa, io mi sforzavo di farne una parodia, e lui si tingeva sempre più di nero. La pioggia cadeva fitta dall’inizio alla fine, ogni scena si accendeva di notte e i protagonisti finivano a farsi regolarmente del male.
Cosa stava succedendo? Nulla, il racconto demenziale era diventato un giallo.
Curioso. Soprattutto perché l’aveva fatto da solo, io mi ero limitato a scriverlo e a spaventarmi nelle scene più cupe…
Da qui è nata una passione irrefrenabile per la scrittura e la sua capacità di ribaltare le leggi della realtà, dove, per la prima volta, ho capito che la magia può essere più reale di quel che si pensa.

"L'apprendista uomo" è il titolo del tuo romanzo, da cosa ti è nata l'idea di questa storia?

Volevo scrivere un libro dove trattare dei temi importanti dandogli un taglio leggero, partendo dall’idea che ogni evento della nostra vita ha un significato e un ruolo importante (anche se non sempre piacevole).
“L’apprendista uomo” nasce dal desiderio di trattare un tema a me caro, quello della relazione con un padre assente. È un tema al quale mi sono dedicato per anni, avendolo vissuto in prima persona, e che ho deciso di raccontare in parte per alleggerirlo del suo carico emotivo, come spesso capita quando si mette qualcosa di sé in un libro, e in parte perché possa offrire uno spunto di riflessione.
Un altro tema importante che ho voluto inserire è la disfunzione erettile e nello specifico della disfunzione erettile nella vita di un ragazzo come Luca, il protagonista. Chi soffre di questo disturbo finisce col nascondersi dietro un muro fatto di imbarazzo faticando anche a rivolgersi al proprio medico di famiglia. Mi sembrava importante dare un immagine positiva e controcorrente di quello che può essere vivere una situazione simile.
Volevo un libro che parlasse di rinascita e del percorso da percorrere per arrivarci.

Ti va di parlaci un pochino della trama?

“L’apprendista uomo” racconta la storia di Luca, un ragazzo di venticinque anni nato e cresciuto in un piccolo paese di provincia dove è rimasto “imprigionato”. Finite le superiori non ha trovato il coraggio per seguire i suoi amici nella grande città dove iniziare l’avventura dell’università, e ha preferito nascondersi nella propria vita di sempre andando a lavorare in uno studio contabile.
La lontananza degli amici di sempre lo ha reso un ragazzo solitario in attesa del grande momento per entrare in scena. Momento che sembra non arrivare mai. Si ritrova così a vedere scorrere le settimane guardando con timore crescente l’arrivo del venerdì sera, quando si costringe a uscire di casa per affrontare la vita. Un bicchiere di vino, una sigaretta, due parole con qualche conoscente e sale il panico. Cosa fare? Come fare per rompere il ghiaccio nella marea di persone che lo circonda?
La svolta arriva quando trova una soluzione tutta italiana: il calcio. Perché saper parlare di calcio apre le porte di qualsiasi bar dando la possibilità di attaccar bottone con chiunque o quasi.
E a Luca, che se improvvisa esperto, basta qualche passo fuori dalla sua clausura per trovarsi catapultato in una nuovo mondo.
Inizierà un viaggio che lo porterà ad affrontare quei piccoli grandi traumi, iniziando a vederli nella giusta dimensione, iniziando a capire che non sempre quello che non funziona in noi dipende dagli altri, ma che le responsabilità, in un modo o nell’altro, partono sempre dalle nostre scelte.
Solo quando accetterà di essere l’unico artefice del suo successo o del suo fallimento potrà mettere le basi per il vero cambiamento.

Com’è stato scriverlo? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?

Scrivere “L’apprendista uomo” è stata una prova importante. Lavorare tra le parole mi ha spinto ad andare oltre la semplice narrazione, obbligandomi a entrare dentro ogni emozione.
Rispetto alle prime stesure del romanzo, che appariva più cupo e intimista, ho voluto valorizzare il lato ironico dando un taglio solare e romantico alla vicenda. Come accennavo le difficoltà della vita non sono per forza negative, ci possono spingere a uscire dal guscio della nostra routine ed entrare in un mondo nuovo e vitale, come è successo al protagonista. Senza le sue difficoltà nella sfera sessuale non avrebbe mai avuto la spinta a rimboccarsi le maniche e affrontare le proprie debolezze.
Alla fine del romanzo Luca deve ringraziare i suoi problemi, gli hanno salvato la vita.

Si dice che, di solito, prima di essere scrittori si è anche lettori. Sei d'accordo con quest'affermazione? Quanto è importante la lettura nelle tue giornate? Quali sono i generi che maggiormente ti affascinano?

Niente di più vero. Sono cresciuto in una casa dove il televisore in soggiorno si trovava esattamente all’incrocio di due pareti ricoperte di libri. Libri che non ho mai letto, a dire il vero, ma in qualche maniera mi hanno lasciato il gusto per la parola scritta che è poi scoppiato da ragazzino quando passavo i pomeriggi al lago inghiottendo i mattoni horror di Stephen King.
Oggi, tra lavoro e famiglia, non ho più molto tempo, ma prima di andare a dormire il rituale del libro non può mancare, anche perché in TV non trovo altro che programmi di cucina...
In quanto a generi leggo un po’ di tutto (gialli, inchieste giornalistiche, psicologia, spiritualità, ecc), ma preferisco roba contemporanea. I classici sono importanti ma tendono a modificare il mio linguaggio dandogli un tono aulico…

Hai già progetti di scrittura futuri in testa?

Ho da poco terminato la seconda stesura del mio nuovo romanzo, è il primo di tre libri, un’opera molto grande e complessa (almeno per il mio repertorio personale), ma è una storia molto forte. Ha riscosso l’interesse di uno dei principali editor italiani, e dovremmo lavorarci insieme.
Spero sia di buon auspicio!

venerdì 2 gennaio 2015

Oggi parliamo con... #8 - Spark Rocca

Siamo nel 2015, quindi auguri di un buon anno amici lettori! Ormai le feste sono agli sgoccioli (posso dirlo? Era ora...) ed eccomi tornata attiva qua sul blog! Cominciamo l'anno nuovo con una nuova intervista. Questa volta vi voglio presentare Spark Rocca ed il suo breve racconto "Istanti smembrati".

Ciao Spark, grazie innanzitutto della tua disponibilità. Che ne diresti d'iniziare parlandoci un pochino te, di cosa ti piace fare ma soprattutto di cosa ti ha portato ad approcciarti alla scrittura e che ruolo ha quest'ultima nella tua vita?

Grazie a te per la tua disponibilità. Sono laureato in scienze geologiche ma preferisco l'arte: oltre a scrivere mi diletto a imbrattare tele e a far suonare le corde delle mie chitarre. Iniziai a scrivere dopo aver letto alcuni autori della Beat Generation e del Decadentismo italiano... è successo un po' come quando decisi di iniziare a suonare la chitarra: all'epoca (ero ancora un adolescente) successe mentre ascoltavo per la prima volta un assolo di Slash, quando capii cosa si poteva tirar fuori da quelle sei-corde ho preso la mia vecchia acustica da due soldi e iniziai ad esercitarmi... Con la scrittura avvenne la stessa cosa...
Scrivere è come una composizione musicale: Kerouac portava su carta il Jazz, io tendo a riportare un blues triste che può diventare un veloce e danzante rock n' roll oppure hard rock.

"Istanti Smembrati" è il titolo del tuo racconto, da cosa ti è nata l'idea di questa storia?

In genere le idee nascono mentre scrivo, mentre dipingo o mentre suono... è difficile capire da cosa sia sorta quell'idea... In genere dipende molto dal mio stato d'animo...

Ti va di parlaci un pochino della trama?

No... ma capisco che il potenziale acquirente ha bisogno di qualche indizio per capire se l'opera può interessargli, quindi ci provo: Il protagonista è anche il narratore che si ritrova in una circostanza particolare: indifeso e impaurito a casa propria (di più non posso dirvi).

Com’è stato scriverlo? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?

Scriverlo è stato come cercare di accostare le giuste note musicali e mentre le andavo trovando mi emozionavo quanto un bambino che scopre d'aver realizzato il proprio disegnino meglio di come aveva premeditato. Il momento in cui scrissi il finale è stato davvero emozionante. Ho cercato di valorizzare lo stile di scrittura. Per alcuni è bizzarro scrivere lunghi monologhi senza virgole o scrivere due righe con quattro pause create con i puntini di sospensione... ma stiamo parlando di arte o di matematica? Stiamo parlando di leggi algebriche o di creatività? Ho cercato di far emergere uno stile di scrittura molto legato alle emozioni da trasmettere al lettore, ho voluto trasmettere gli stessi dubbi che vive il protagonista, ho voluto scrivere in modo tale che il lettore si chiedesse continuamente: ma che sta succedendo?

C'è una qualche citazione, all'interno del racconto, a cui sei particolarmente affezionato?

Si: “Gli istanti che proseguirono durarono circa quanto tutto il Mesozoico nella mia testa...” Il Mesozoico è la seconda Era del Fanerozoico ed è anche l'Era che sta in mezzo (Paleozoico, Mesozoico e Cenozoico), inutile dire che proprio per questo si chiama Meso-zoico. Ebbene il protagonista si trovava appunto nell'era di mezzo della storia del racconto. Inoltre il Mesozoico dura  centottantasei milioni di anni: ma avete presente un istante che duri centottantasei milioni di anni nella testa di un uomo? Mi fa rabbrividire al solo pensiero, e a voi?

Si dice che, di solito, prima di essere scrittori si è anche lettori. Sei d'accordo con quest'affermazione? Quanto è importante la lettura nelle tue giornate? Quali sono i generi che maggiormente ti affascinano?

Si ma, nel mio caso, prima di essere scrittore sono un chitarrista. Sono, comunque, pienamente d'accordo: quando decisi di dedicarmi alla scrittura in me è sorta una curiosità infinita verso i libri che hanno segnato la storia della letteratura... Come ho già scritto sicuramente i generi che mi hanno forgiato come scrittore: Beat Generation e il Decadentismo.

Hai già progetti di scrittura futuri in testa?

Si, in centinaia di milioni di anni ci saranno almeno migliaia di milioni di progetti in testa.

Ti ringrazio per la tua disponibilità ed a presto! :)

giovedì 18 dicembre 2014

Oggi parliamo con... #7 - Francesca Rossini

Sono davvero tanti gli autori esordienti che con le loro sole forze e/o con l'aiuto di una piccola casa editrice si dilettano nello scrivere una storia che possa catturare il vasto pubblico di lettori. Oggi, infatti, siamo qua con Francesca Rossini a cui do il mio personale benvenuto nel blog. Conosciamola assieme! ^^

Ciao Francesca, grazie innanzitutto della tua disponibilità. Che ne diresti d'iniziare parlandoci un pochino te, di cosa ti piace fare ma soprattutto di cosa ti ha portata ad approcciarti alla scrittura e che ruolo ha quest'ultima nella tua vita?

Ciao, grazie a te. Io sono un’insegnante che da sempre coltiva l’amore per i libri. Hanno accompagnato la mia adolescenza tutti i classici, da Foscolo a Verga, che aveva mio padre nella libreria. Poi sono passata agli autori contemporanei, ora leggo tutto quel che mi passa sotto mano. Amo definirmi praticamente onnivora in campo letterario, pur prediligendo i thriller e i gialli. Per quanto riguarda la scrittura ho iniziato scribacchiando favole per i miei alunni, poi due anni e mezzo fa, nella noia della gravidanza a riposo forzato prima e nell'interminabile attesa dell’ultima poppata poi, non so cosa sia scattato in me, ho iniziato a scrivere di getto. La scrittura ha avuto un ruolo fondamentale, mi ha fatto sentire viva quando le mie giornate si limitavano a poppate e pannolini, ha mantenuto il mio cervello allenato, e mi ha dato la forza per non crollare, con due figlie da crescere e un marito lontano, completamente sola.

"Phoenix" è il titolo del tuo romanzo, da cosa ti è nata l'idea di questa storia a carattere giallo/noir?

Adoro i gialli, i thriller, lo spionaggio e adoro i film e le serie televisive di questo genere. L’agente segreto, nello stile del vecchio James Bond, mi ha sempre affascinato, come mi affascinano gli intrighi, i misteri e i sotterfugi della guerra fredda. In realtà la storia è nata da sé, doveva essere un raccontino, da tenere nel PC, poi una pagina ha seguito l’altra e documentandomi per sviluppare un’idea ne nasceva subito un’altra.

Ti va di parlaci un pochino della trama?

Il romanzo è ambientato nei primi anni ottanta, in piena guerra fredda, i luoghi sono tra i monti Appalachi negli Stati Uniti, la Svizzera e la Germania, nella famigerata prigione della Stasi. L’affascinante ma problematico agente segreto Clay Hobbs, invincibile nel suo lavoro, ma con comportamenti ossessivi, al limite di ciò che viene definito ‘normale’, si ritrova a dover chiedere aiuto ad una novellina: una informatrice che lavora come infermiera in un ospedale, dove l’agente deve rapire un uomo del Kgb, latitante da anni. L’infermiera Leila Lane, l’esatto opposto dell’uomo: con una vita familiare disastrata, che si arrabatta a vivere la sua caotica esistenza, portando sulle spalle il peso di un figlio da crescere da sola e di una sorella disoccupata che vive in casa sua, è inesperta e impacciata, ma è tenace e forte nell'affrontare le difficoltà. Dal loro incontro parte una serie di eventi a catena che porterà i due protagonisti a vivere gomito a gomito un’avventura che li avvicinerà, anche se tra continui litigi e battibecchi. Ma a ingarbugliare le cose l’arrivo di un altro agente, Rebecca Doyle, l’eterna fidanzata dell’enigmatico Clay. I rapporti si complicano e così pure la storia, che tra complotti e agguati, porterà i tre nella Berlino est del regime comunista.

Com'è stato scriverlo? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?

Scriverlo è stato un’avventura, la prima stesura è stata un’emozione, un’adrenalina indescrivibile e un’immensa soddisfazione: passavo ore ed ore ticchettando freneticamente sui tasti, completamente rapita, dimenticavo di mangiare e dormire. I personaggi prendevano vita, di notte li sognavo e nascevano capitoli interi con estrema facilità…ma era solo la prima bozza. Poi le ricerche lunghe e difficili, anche per la scelta dei luoghi così lontani. Ho passato secoli a guardare mappe satellitari e non, cercando i posti adatti negli sperduti monti e altrettanti a studiare la storia di quel periodo, anche se poi ho deciso di lasciarla solo come sfondo per non appesantire il romanzo, ho studiato tutti i metodi di tortura noti nella prigione della Stasi, letto le testimonianze di chi c’è stato, insomma, non è stata una passeggiata.
Ho cercato di dar spazio ai personaggi, alle loro emozioni e alle loro complicate personalità, soprattutto Clay, bello come il sole, ma con un animo chiuso e problematico, che si scoprirà non essere dovuto solo al tipo di lavoro. Io adoro la psicologia, mi piace indagare e mettere le mani nelle infinite possibilità della psiche. I rapporti tra i protagonisti, che si andranno complicando via via che i due supereranno il disagio per il loro essere così diversi, sono stati per me il fulcro della storia, poi ovvio, si parla di spionaggio, l’azione fa da padrona, questi poveretti vengono sballottati da una parte all'altra senza fermarsi un attimo fino all'epilogo.

Si dice che, di solito, prima di essere scrittori si è anche lettori. Sei d'accordo con quest'affermazione? Quanto è importante la lettura nelle tue giornate? Quali sono i generi che maggiormente ti affascinano?

Nulla di più vero, non capisco chi si definisce scrittore dicendo: “no, io non leggo” ma come è possibile? Nasce tutto dall'amore per la lettura: le idee, il modo di scrivere, il genere di storie che si andranno a raccontare, hanno origine dalla mescolanza di tutto ciò che abbiamo letto e che ci ha segnato. Io, come ho detto prima, divoro di tutto, anche se di solito non amo testi filosofici o filosofeggianti… I miei preferiti sono i thriller, gli horror di King, le saghe di Follet, ma i miei miti sono Pirandello e Calvino, tra le cui pagine ho passato tanti e tanti pomeriggi dai dodici anni in poi. Ora, con l’avvento degli ebook, la sera posso dedicarmi alla lettura senza accendere la luce e svegliare le mie bimbe. Leggo molti esordienti, anche se nel weekend, amo ancora prendere in mano il cartaceo e immergermi nelle trame dei miei big preferiti.

Hai già progetti di scrittura futuri in testa?

Ne ho talmente tanti, sono nella così detta fase creativa (che spero non termini mai), sicuramente un seguito di Phoenix, perché il finale lascia più di un punto in sospeso, poi ho vari progetti di favole didattiche, uno studiato per bambini non udenti e uno sulle paure infantili. Nel frattempo, per non rischiare di annoiarmi, scrivo racconti su piattaforme come the incipit e 20lines e collaboro con il sito ‘il momento di scrivere’ dove curo la rubrica “dalla bozza al romanzo” Insomma, se aggiungiamo due bambine e un lavoro a scuola, mi servirebbero giornate di quarantott'ore per fare tutto. Comunque sono soddisfatta e serena per come stanno andando le cose: se due anni fa mi avessero detto che avrei pubblicato un romanzo, avrei riso di cuore, invece tutto è possibile, basta impegnarsi e soprattutto crederci fino in fondo. Questo il mio consiglio per tutti quelli che vorrebbero provarci: la strada è lunga e in salita, ma non ascoltate chi vi dice che è impossibile, non lo è!

Davvero dei progetti interessanti! Ti auguro tutta la fortuna nel realizzarli! :D
Grazie per aver condiviso con noi le tue esperienze di scrittura e di averci aiutato a conoscerti! ^^

mercoledì 17 dicembre 2014

Oggi parliamo con... #6 - Elena G. Santoro

Un caloroso buongiorno a voi amici lettori e buon mercoledì! Oggi siamo qua per conoscere una nuova amica del blog, Elena G. Santoro. Conosciamola assieme.

Ciao Elena, grazie innanzitutto della tua disponibilità. Che ne diresti d'iniziare parlandoci un pochino te, di cosa ti piace fare ma soprattutto di cosa ti ha portata ad approcciarti alla scrittura e che ruolo ha quest'ultima nella tua vita?

Ciao e grazie per avermi ospitato nel tuo bellissimo blog! Che ruolo ha la scrittura nella mia vita? Bella domanda! Nel senso, ha un ruolo che è sempre un po’ sacrificato, visto che, a parte tutto, sono una mamma che lavora, che sta fuori casa dodici ore al giorno, che fa regolarmente trasferte all’estero e che nel tempo libero vorrebbe anche godersi i figli finché sono piccoli! E tuttavia, quando i pargoli dormono, come in questo momento, non posso fare a meno di scrivere, anche solo un paragrafino. Ho iniziato a scrivere a quattordici anni, quando avrei voluto più libertà per me e i miei genitori magari non me ne concedevano (e giustamente!) quanta io ne avrei voluta. Allora inventavo storie di adolescenti molto più indipendenti di me. All’epoca ho scritto dei romanzi, o meglio, col senno di poi sarebbe giusto definirli dei lunghi racconti a mano su dei taccuini – chissà quanto sarebbero lunghi realmente, se stesso su Word – e per farli leggere ai miei amici dovevo prestare tutto il taccuino, sperando che tornasse indietro! Poi per molti anni non mi sono data affatto alla narrativa, piuttosto alla corrispondenza, alla diaristica, agli articoli suoi blog, altri generi, insomma. E poi non so dirti come è ricominciata, ero incinta e non mi potevo muovere, mi annoiavo e dovevo tenere la mente impegnata, così ho rispolverato i vecchi personaggi di allora, li ho fatti crescere, li ho proiettati in un contesto più attuale et voilà, ho scritto dei romanzi per davvero. Avevo molta voglia di sognare e di crearmi un mondo in cui le cose andassero meglio che nella realtà.

"L'occasione di una vita" è il titolo del tuo romanzo, da cosa ti è nata l'idea di questa storia a carattere sentimentale?

Allora, ero appunto incinta e avevo già scritto un romanzo dal titolo “Perché ne sono innamorata” (Uscito nel 2013 con Edizioni Montag). Ma la gravidanza era solo a metà e allora mi sono chiesta: e adesso la storia come va avanti? Così ho buttato giù la prima versione di “L’occasione di una vita”, in cui gli stessi personaggi del primo libro si trovano, due anni dopo, a fronteggiare altri problemi.  Futura e Patrick, i protagonisti principali, ora sono una giovane coppia che convive; Ljuda e Massimo (lei ex cattiva ragazza e lui ex seminarista) ora sono sposati e hanno ben due bambini e Manuela, studentessa di giurisprudenza di famiglia benestante e con ambizioni glamour pretende di cambiare il mondo intorno a sé.

Ti va di parlaci un pochino della trama?

La trama si svolge su tre filoni, il primo drammatico, il secondo e il terzo sono tragicomici.
La parte “seria” riguarda Futura e Patrick, che si trovano a fronteggiare una gravidanza inattesa e scoprono di essere su posizioni opposte. Lei non è particolarmente entusiasta, ma non direbbe di noi. Lui, pur riconoscendo che la decisione ultima non spetti a lui, non accetta l’idea. Quando però Patrick diventa più possibilista, lei perde il bambino spontaneamente. A quel punto c’è il patatrac. Futura non crede più nelle buone intenzioni di Patrick e se ne va di casa. È l’inizio di una commedia degli equivoci, Patrick e Futura a quel punto non riescono più a incontrarsi né a chiarirsi e lui la rincorrerà per tutta l’Irlanda pur di ricomporre la loro relazione. Ci riusciranno, con molta fatica solo mettendo insieme il dolore che entrambi portano dentro per la perdita del bambino.
Poi c’è la parte rocambolesca e assolutamente ironica: Ljuda, casalinga disperata, diventa concorrente del Reality più famoso d’Italia e qui sperimenterà sulla propria pelle tutta la crudeltà di un certo tipo di televisione, che darà in pasto la sua storia al resto del Paese, e alla fine di tutto il suo matrimonio entrerà seriamente in crisi.
Infine c’è Manuela, che fa la volontaria nella Casa di Accoglienza per donne in difficoltà gestita proprio da Massimo. Lei è piena di buone intenzioni ma non si rende conto che il suo desiderio di glamour poco si sposa con le possibilità economiche della Casa. Tra parentesi riporto le storie di immigrate e di ex prostitute sfuggite allo sfruttamento. Tali storie sono fittizie, ma sono ispirate alla vita di alcune ospiti della Casa degli Amici di Lazzaro, una struttura realmente esistente qua a Torino, dove io vivo.
In conclusione, il mio è un romanzo che si può definire sentimentale in prima battuta, ma non è un romance classico e, tra l’altro, è sempre molto casto. Gli amanti del romance puro forse saranno delusi, io ho sempre l’abitudine di inserire delle tematiche sociali in quello che scrivo.

Com'è stato scriverlo? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?

Ho parlato di aborto spontaneo proprio per esorcizzare tutte le mie paure. Molte volte mentre ero incinta sognavo di perdere mio figlio, che incubo! E allora, mentre scrivevo, non potevo non domandarmi come sarebbe stato, se mi fosse accaduto veramente. La mia risposta personale è stata non negare la perdita subita, non negare il lutto, ma affrontarlo, metterlo in comunione nella coppia. La scena che più mi ha emozionato scrivere è stata quella in cui Patrick smette di minimizzare il problema e scoppia in lacrime. Mi ha fatto piacere quando chi è passato da questa triste esperienza mi ha detto che ho reso la situazione molto bene e ho descritto credibilmente entrambi i punti di vista, di lui e lei.
E poi, appunto, c’è la denuncia sociale, c’è il mio disprezzo per un certo tipo di televisione spazzatura, oggi definita anche televisione del dolore. Infine ho voluto menzionare, raccontando della Casa di Accoglienza, la condizione in cui vivono certe donne, vittime di violenza.

Si dice che, di solito, prima di essere scrittori si è anche lettori. Sei d'accordo con quest'affermazione? Quanto è importante la lettura nelle tue giornate? Quali sono i generi che maggiormente ti affascinano?

Certo che sì! Io leggo un sacco! Di solito ha impatto su di me chi racconta la realtà, come Perissinotto, la Mazzantini, Carofiglio. Amo anche il genere surreale, ma quando è palesemente, esageratamente tale. Poi mi piacciono anche gli autori che riescono a fare piangere, a toccare temi seri utilizzando un linguaggio leggero. Alessandro Piperno o Jonathan Tropper nel suo “Dopo di lei”, che è la storia (tragicomica e rocambolesca) di un imbranato ventinovenne che è appena rimasto vedovo. Ci sono pagine che fanno morire dal ridere, perché raccontano con ironia pazzesca le vicissitudini del ragazzo circondato dalle vicine di case che ci provano e dal figliastro sedicenne che si caccia nei casini. Ma poi ci sono altre pagine di dolore puro, dove le lacrime del lettore scendono copiose anche se le situazioni, come descritte, rasentano l’assurdo. Comunque, come lettrice, vado anche alla ricerca di belle e struggenti storie d’amore e di finali lieti e positivi. I finali per me devono essere pieni, soddisfacenti. Possibilmente positivi, ma comunque pieni, nel bene o nel male. E le storie d’amore che rimangono a metà, con lui che muore, o lei che fugge, proprio non mi garbano.

Hai già progetti di scrittura futuri in testa?

Altroché! “Perché ne sono innamorata” e “L’occasione di una vita” hanno otto fratellini più piccoli, che non sono ancora stati pubblicati eccetto il nono “Un errore di gioventù”, uscito nel 2014 con 0111 Edizioni. In pratica, dopo i primi due è venuta fuori una saga. Ho voluto anticipare l’uscita del nono, saltando tutti gli altri, perché trattava un tema che a me sta particolarmente a cuore: la pena di morte. Infatti nel 2010 in Florida è stato giustiziato un mio penfriend americano, con cui corrispondevo da otto anni. Questo libro è dedicato a lui e alla sua famiglia. In realtà non racconto la sua storia, ma una storia solo ispirata alla sua, però ritenevo fosse importante farlo. Il mio amico, Martin Eddie Grossman, era colpevole, ma la sua morte, che non ha comunque riportato in vita la sua vittima, ha avuto come unica conseguenza solo altro dolore e un’altra famiglia dilaniata. I parenti del mio Eddie sono stati felici di sapere che io non avevo dimenticato e adesso che il libro è stato anche tradotto in inglese ed è disponibile gratuitamente in versione ebook, lo potranno leggere!
Ma Futura e Patrick e la loro saga non sono i miei unici personaggi: poche settimane fa è uscito un altro mio romanzo, “Gli Angeli del Bar di Fronte”, 0111 Edizioni, in cui ci sono protagonisti completamente diversi.
Nel frattempo, ho un paio di ideucce che mi frullano nella testa…

Ti auguro tanta fortuna, sia a te che alle tue opere! Grazie per aver condiviso con noi le tue esperienze. :)

sabato 13 dicembre 2014

Oggi parliamo con... #5 - Thomas Melis

Un buon Sabato a tutti voi amici lettori e non. Questo per me sarà un weekend parecchio lungo ed impegnato fra ciclamini da imbustare per mia madre e porta candele da costruire, ma non per questo mi sono dimenticata di voi.
Eccoci qua con una nuova intervista, oggi parleremo con Thomas Melis. Conosciamolo assieme!

Ciao Thomas, grazie innanzitutto della tua disponibilità. Che ne diresti d'iniziare parlandoci un pochino te, di cosa ti piace fare ma soprattutto di cosa ti ha portata ad approcciarti alla scrittura e che ruolo ha quest'ultima nella tua vita?

“La scelta di scrivere è stata, per me, una diretta conseguenza del forte interesse che ho avuto sin da bambino per la lettura e per la narrativa. La lettura mi ha accompagnato durante tutto il mio periodo scolastico e accademico, fornendomi le competenze per migliorare la mia capacità di produrre testi scritti. Successivamente, a questo primo bagaglio culturale, si è sommato quello professionale, nel campo della progettazione sui fondi comunitari e della consulenza aziendale, che mi ha portato a lavorare quotidianamente alla redazione e all’editing di documenti complessi, come per esempio i business plan. Si è trattato di una scuola di scrittura molto rigida e con un registro linguistico estremamente burocratico, ma mi ha fatto intravedere la possibilità di poter creare un testo articolato, come quello del romanzo, utilizzando nuove metodologie di scrittura. Un’esperienza significativa è venuta, nel frattempo, dalle collaborazioni che ho avuto per alcune riviste on line di attualità politica che hanno rappresentato l’anello di congiunzione tra la scrittura tecnica del  mio lavoro e quella artistica di A un passo dalla vita”.

"A un passo dalla vita" è il titolo del tuo romanzo, da cosa ti è nata l'idea di questa storia?

“L’idea è nata, banalmente, dall’osservazione della realtà della mia generazione e dalla lettura dei giornali. Bastano le fredde cifre delle statistiche a comprendere dove ho preso l’ispirazione per raccontare la storia di Calisto, del Secco e degli altri personaggi di A un passo dalla vita. Proprio qualche giorno fa, il Censis ci ha fatto sapere che la disoccupazione tra i 15 e i 34 anni è ormai giunta al 75,9%. Bene, parliamo esattamente di buona parte di quella generazione cresciuta con il miraggio della ricchezza e del successo da raggiungere attraverso lo studio e il lavoro: oggi lo studio, in Italia, serve a poco e il lavoro è diventato solo un sogno, o meglio un incubo. In questa situazione i personaggi del mio romanzo decidono di strappare violentemente ciò che la società a promesso loro, con tutte le conseguenze che questa scelta comporterà”.

Ti va di parlaci un pochino della trama?

“Il romanzo è ambientato in una Firenze notturna, mai nominata e lontana dai circuiti turisti tradizionali che la caratterizzano. In questo scenario si muove il gruppo di giovani meridionali legati a Calisto, il personaggio principale. Il sodalizio criminale – perché di questo si tratta –, si muove tra la periferia degradata e il glorioso centro storico nel tentativo di scalare la gerarchia del narcotraffico cittadino e godere di tutti i vantaggi che il denaro può permettere. In realtà, tale deriva sarà accompagnata, logicamente, da numerosi drammi ai quali parteciperanno anche due speculari personaggi femminili: Tati, organica all'ambiente delle discoteche e delle feste lussuose e degeneri in cui i personaggi si muovono, e Holli, la ragazza che opera nel circuito sociale che si occupa delle vittime del gruppo criminale e nella quale Calisto intravede una redenzione”.

Com’è stato scriverlo? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?

“Scriverlo è stato, di per sé, un’esperienza unica. Innanzitutto è stata una scuola vera e propria che mi ha permesso di impegnarmi in una tipologia di scrittura per me completamente nuova. La lavorazione de romanzo ha richiesto mesi di studio su un’ampia sequela di argomenti: dal lessico alle rotte del narcotraffico, passando per le carte processuali, i saggi sulla finanza internazionale fino ad arrivare ai testi in vernacolo e ai dizionari sul gergo carcerario. Gli elementi che ho voluto far emergere sono, quindi, affiorati da questa attività di studio, attraverso la quale ho voluto disegnare il contesto socioeconomico entro cui i personaggi si muovono, sottolineando, nondimeno, il loro cinismo e la loro profonda malvagità. Perché il mio obiettivo non è giustificare scelte sbagliate ma fornire uno spunto di riflessione sul drammatico momento storico in cui viviamo”.  

Si dice che, di solito, prima di essere scrittori si è anche lettori. Sei d'accordo con quest'affermazione? Quanto è importante la lettura nelle tue giornate? Quali sono i generi che maggiormente ti affascinano?

“Sono totalmente d’accordo con la tua affermazione. Come ho detto precedentemente, nel mio caso, la lettura è venuta prima di ogni altra cosa, senza una profonda conoscenza dei maestri di quest’arte non avrei mai potuto, nemmeno lontanamente, pensare di scrivere un libro: sarebbe stato impossibile. Leggo ogni giorno, il massimo di ore che riesco a ritagliare dal resto dei miei impegni, e quando non lo faccio mi rendo conto che mi manca qualcosa. I generi che mi affascinano sono quelli legati al mio romanzo, e quindi il noir, l’hard boiled e le crime stories in genere. Questo per quanto riguarda la narrativa, altrimenti leggo molto volentieri monografie storiche, testi di teoria politica oppure saggi socioeconomici: sono comunque anche questi elementi di cui è intriso A un passo dalla vita”.

Hai già progetti di scrittura futuri in testa?

“Non ho ancora valutato seriamente la possibilità, direi che si tratta di qualcosa di prematuro, per il momento. Credo, però, che se decidessi di scrivere un nuovo romanzo lo dedicherei a un argomento legato alla mia terra d’origine: la triste e bellissima Sardegna. Poi chissà, non escludo un seguito di A un passo dalla vita… In questo periodo, comunque, cerco di lavorare perché A un passo dalla vita raggiunga il miglior risultato possibile. Una volta esaurita questa fase, valuterò meglio cosa fare”

Ringraziandoti per lo spazio che hai voluto concedermi sul tuo blog, lascio un saluto ai lettori, ricordando loro che potranno trovare A un passo dalla vita in tutte le principali librerie on line.

Ed io ringrazio te per la tua disponibilità e auguro tanta fortuna alla tua opera. :)

sabato 6 dicembre 2014

Oggi parliamo con... #3 - Valeria Marasco

Bentrovati amici ed amiche lettori/lettrici. Dopo un piccolo periodo di silenzio, oggi sono qua per presentarvi una nuova scrittrice: Valeria Marasco.

1. Ciao Valeria, grazie innanzitutto della tua disponibilità. Che ne diresti d'iniziare parlandoci un pochino di te, di cosa ti piace fare ma soprattutto cosa ti ha portata ad approcciarti alla scrittura e che ruolo ha quest'ultima nella tua vita?

Grazie a te per avermi accolto nel tuo blog.
Dunque, mi chiamo Valeria Marasco e sono sì una scrittrice, ma sono anche grafica pubblicitaria e cantante lirica. A prima vista, pare che questi ambiti non centrino molto fra loro, ma io sostengo il contrario. Amo l’arte in ogni sfaccettatura e studiare disegno, canto, recitazione e infine dedicarmi alla scrittura, sono tutte passioni a cui non posso rinunciare. Come dicevo, sono diplomata grafica pubblicitaria e anche se non è quello che faccio principalmente nella mia vita, mi diverto collaborando come grafica per un blog e devo dire che la cosa mi piace parecchio.
Ho una laurea in musica, acquisita presso il Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia, con specializzazione in canto lirico. Ed è stato proprio durante il mio penultimo anno di studio, che mi sono avvicinata alla scrittura. Quello, per me, è stato un periodo particolarmente duro e scrivere mi ha aiutato parecchio, ricordo che non riuscivo a staccarmi dal computer e lavoravo anche di notte, lo ammetto… a volte ho trascurato lo studio per poter finire il mio primo romanzo, ma dovevo trovare ancora il mio equilibrio e affrontare con metodo questa nuova passione esplosa all’improvviso.
Attualmente scrivere è una delle cose più importanti per me. Ho appena terminato il mio terzo romanzo e sento che ho ancora mille storie da raccontare.

2. "Solo un attimo" è il titolo del tuo romanzo, da cosa ti è nata l'idea di questa storia dai colori rosa?

Solo un Attimo è il primo volume di una trilogia chiamata “Qualcosa è cambiato”, il tema portante della serie è il destino. Da cosa è nata l’idea? Non te lo so dire con certezza. Quando scrivo, fino a circa metà libro, non ho idea di come evolverà la trama e quali colpi di scena ci saranno. Solitamente comincio la prima pagina di un racconto visualizzando una scena, come in un film. Ed è proprio così che è cominciata con Solo un attimo. Ho visualizzato Sarah, la protagonista, intenta a lavorare al suo Mac e poi è stato semplicemente tutto un susseguirsi di fatti. Come un fiume che non si riesce ad arginare fin quando non scrivo la parola FINE.
Ho scelto il tema del destino perché fondamentalmente sono una donna fatalista, mi piace credere che le cose possano accadere per un motivo e spesso nelle mie fantasie, mi sono chiesta come sarebbe cambiata la mia vita se avessi fatto scelte diverse e così ho voluto immaginare la mia protagonista, una donna “costretta” a fare i conti con il destino, coinvolgendola in una situazione surreale.

3. Ti va di parlaci un pochino della trama?

Sarah è una grafica pubblicitaria, si dedica al suo lavoro con tutta se stessa nella speranza di riuscire ad affermarsi sempre più. Sue amiche e complici, sono Jenny (l’amica di sempre e artista con una sua personalissima visione della vita) e Lisa (una donna molto quadrata e dedita al lavoro, nonché suo capo.) La vita stabile e incolore di Sarah, presto subirà cambiamenti radicali a cominciare da un incidente stradale scampato per miracolo. Da quel momento, strani avvenimenti si abbatteranno su di lei e sul suo nuovo e affascinante collega, conosciuto proprio in quel fatidico giorno.
Il destino terrà le redini di questo strano gioco e, per fortuna o per disgrazia, le loro vite cambieranno per sempre.

4. Com’è stato scriverlo? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare da far emergere maggiormente in questa storia?

Scrivere Solo un Attimo è stato come fare un giro interminabile sulle montagne russe. C’erano giorni in cui mi sembrava che fosse tutto da buttare, altri in cui ero convinta di avere l’idea vincente e altri ancora (più o meno a metà libro) in cui stavo per premere il tasto CANC del computer in un momento di totale insoddisfazione.
La fortuna ha voluto che la mia migliore amica, seguendo passo dopo passo l’evoluzione della trama, ha voluto incoraggiarmi e ha fatto il tifo per Sarah e Christian sin dall’inizio. Solo quando ho scritto la parola FINE e ho riletto tutto il romanzo dal punto di vista di una lettrice, mi sono convinta di aver partorito il mio piccolo miracolo, un qualcosa di mio a cui tuttora sono legata in maniera indissolubile. Con la storia di Sarah e Christian, ho cercato di sottolineare l’importanza di non dare mai nulla per scontato. Tutto attorno a noi è in continuo mutamento e una donna che decide di lasciarsi andare ai sentimenti è una donna viva, libera di vivere a trecentosessanta gradi. Del resto, che cos’è la libertà se non la scelta di amare e lasciarsi amare?

5. Si dice che, di solito, prima di essere scrittori si è anche lettori. Sei d'accordo con quest'affermazione? Quanto è importante la lettura nelle tue giornate? Quali sono i generi che maggiormente ti affascinano?

Sono assolutamente d’accordo. Se non fossi stata un’accanita lettrice, non sarei mai stata in grado di produrre qualcosa di mio. La lettura occupa un posto fondamentale nella mia vita, quasi quanto la scrittura, tant’è che ho una media di lettura di un libro e mezzo a settimana.
Essere prima di tutto lettrice è la cosa principale secondo me. Nonostante la storia vincente nella testa, bisogna saperla tramutare in sentimenti ed emozioni, non si può relegare la creazione di un romanzo ad una semplice descrizione dei fatti. Bisogna cercare di parlare con il cuore e solo perdendosi tra le parole di altri autori e di altre storie ci si può lanciare nell’impresa di raccontare un qualcosa che faccia emozionare.
I generei che amo leggere sono per lo più romanzi rosa, new adult, erotici e fantasy. Quelli che proprio non riesco ad amare sono quelli storici. Ci ho provato, ma non fanno proprio per me.

6. Hai già progetti di scrittura futuri in testa?

Certamente, ho terminato il secondo volume della trilogia e ho iniziato già il terzo. Parallelamente ho cominciato una storia un po’ diversa da quello che è stato il mio genere finora, sarà una sorta di thriller dai risvolti noir.
La mia testa è piena di idee, spero solo di riuscire a svilupparne almeno la metà.
Colgo l’occasione per ringraziarti di avermi dato la possibilità di parlare ai lettori del mio romanzo, godetevi la lettura, perché come dico sempre: basta Solo un Attimo… e tutto può cambiare!


Grazie davvero per averci donato uno spazio del tuo tempo ed averci permesso di conoscerti e di conoscere la tua opera! :)


domenica 16 novembre 2014

Oggi parliamo con... #2 - Alice Gerini

Buongiorno e buona Domenica amici lettori, eccomi qua tornata a parlare di una giovane scrittrice con cui abbiamo già fatto conoscenza qua sul blog: Alice Gerini.

1. Ciao Alice e bentornata fra noi! Già ti abbiamo conosciuta per "Non voglio sognare", titolo del tuo primo romanzo, ora eccoci qua per "Il ragazzo che parlava con le pareti". Ti va di parlaci un pochino della trama?

Ciao, grazie a te per l'opportunità e a tutti coloro che hanno letto e leggeranno non solo i miei libri ma anche quest'intervista! "Il ragazzo che parlava con le pareti", nonostante sia una specie di sequel "tra le righe", ovvero si può leggere senza conoscere gli eventi di "Non voglio sognare" ed un testo diverso rispetto quest'ultimo sotto diversi punti di vista sia per quanto riguarda lo stile che il contenuto: scritto in terza persona e non più in prima, meno horror, meno violenza ma più psicologia e carattere dei personaggi. 
La bellezza del testo sta nei contenuti, la trama è semplice ed eccola qui:nonostante il look trasandato, la matita nera sugli occhi e la passione per la musica punk, Sidney è un ragazzo gentile, buono, fedele alla sua compagna di vita Lilith e all'amico Ryan considerato come un fratello maggiore. Sid possiede un potere molto particolare: riesce a parlare con i morti poggiando la mano destra su qualsiasi parete. Sarà questo suo potere a far tornare in vita George, alter ego malvagio, violento e spietato che cercherà in ogni modo di prendere possesso del corpo di Sidney. Disperati e impotenti, gli amici di Sidney e la fidanzata si rivolgono all'avvocato Matthew Starling (incontrato su "Non voglio sognare come aiutante principale della protagonista), l'unico che, stando alla sua fama, potrebbe riportare Sidney alla normalità. Per Matt questo sarà uno dei casi più complicati della carriera...Dentro c'è il duello tra il bene e il male, ragione e follia, odio e amore, gli aspetti positivi personalizzati in Sidney contro quelli negativi di George, con un finale che, sono sicura, vi lascerà a bocca aperta!

2. Com’è stato scriverlo? Sicuramente ci saranno alcuni momenti creativi che non dimenticherai durante la stesura di questo nuovo titolo!

Devo confessare che scrivere "Il ragazzo che parlava con le pareti" è stato...liberatorio. All'inizio non si intitolava così (era "la voce delle pareti") anzi, la storia era completamente diversa, poi quando sono andata a rileggerlo non mi piaceva più per svariati motivi e l'ho cancellato! Via! Quasi 300 pagine eliminate con un click! E' stato come liberarmi di qualcosa di brutto per rimpiazzarlo con 
qualcosa di bello. Il momento creativo più significativo si riscontra sin dall'inizio della lettura...Ora ve lo spiego. Durante la prima parte del testo viene descritta la band musicale del protagonista, il ragazzo decide di scrivere un brano per la persona che ama...Scrivere quel brano è stato veramente
emozionante. Per me la musica è una seconda migliore amica, diciamo che c'è sempre quando ho bisogno di lei ed è stato come renderle omaggio per ringraziarla.
Mi sono seduta in spiaggia, ho ascoltato il suono delle onde del mare e dopo quasi mezz'ora il testo della canzone era bello pronto per essere trasferito su pc! E' stato davvero un momento indescrivibile.

3. Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?

Come sempre nei miei libri e nei miei racconti cerco di valorizzare i temi più attuali, soprattutto per quanto riguarda il mondo dei ragazzi, dopo tutto anche io sono molto giovane! Ne "Il ragazzo che parlava con le pareti", un po' come in "Non voglio sognare", anche se non viene detto chiaramente, cerco di far passare il messaggio del non giudicare gli altri dalle apparenze. Prendiamo come esempio il protagonista maschile: Sidney è un punk, si trucca, veste con abiti strappati, indossa braccialetti borchiati e orecchini ma non per questo è una cattiva persona, anzi, è il buono che combatte contro il cattivo, possiede una dolcezza e una sensibilità ormai rara negli esseri umani! Un altro valore per me basilare e che ho voluto sottolineare è l'amicizia. Sidney è migliore amico di Ryan, un ragazzo non particolarmente fortunato che tuttavia da anima e cuore al migliore amico trattandolo persino come un fratello. Quest'ultimo tema per me è fondamentale sia nei testi che nella vita, non dico che sia più importante dell'amore o della famiglia ma sicuramente li metto sullo stesso livello.

4. Una piccola anticipazione su future nuove storie?

Assolutamente si, sono una macchina inventa storie! Ultimamente la mia fantasia e la mia ispirazione sono stimolate giorno dopo giorno anche da piccoli eventi...Il prossimo libro sarà una trilogia ambientata nella mia città natale, Senigallia, in un futuro molto particolare (nel 3200 circa).
Torna un po' la mia vena horror mista a quella sentimentale e psicologica...Esperimenti, cavie umane, ribellioni e lotta per i diritti, tutto in chiave urban fantasy! Ci sto mettendo parecchio sia per delinearne le basi che per lo sviluppo della storia, ci impiegherà il tempo che merita e voglio dare il massimo per scriverlo! Prendo sul serio ogni cosa che faccio, soprattutto la scrittura dato che spero che un giorno diventi il mio vero e proprio lavoro!

Ed io te lo auguro con tutto il cuore, anzi posso dire tranquillamente che questa tua nuova idea m'attira particolarmente e sicuramente non mancherò nel leggere questa trilogia! Grazie ancora per la disponibilità. 
Alice ha una Pagina Facebook dove condivide aggiornamenti e news sui suoi romanzi, vi lascio il link: https://www.facebook.com/pages/Alice-Gerini-Pagina/220742058074988?fref=ts

mercoledì 12 marzo 2014

Oggi parliamo con... #1 - Alice Gerini

Buongiorno a tutti amici lettori. Oggi sono qua per fare quattro chicchere con Alice Gerini, giovane scrittrice emergente che ha esordito nel campo dell'editoria col libro "Non voglio sognare".


1. Ciao Alice, grazie innanzitutto della tua disponibilità. Che ne diresti d'iniziare parlandoci un pochino te, di cosa ti piace fare ma soprattutto di cosa ti ha portata ad approcciarti alla scrittura e che ruolo ha quest'ultima nella tua vita?

Ciao e grazie mille a te per avermi dato quest'occasione.
Sono una ragazza come tante altre, sono nata a Senigallia nelle Marche e ora studio a Pisa. Amo leggere, ascoltare musica e ovviamente scrivere. La scrittura è sempre stata parte della mia vita, sin da bambina amavo inventare storie e racconti e le annotavo in una specie di diario segreto, poi con l'adolescenza quello che era un passatempo si è trasformato in un sogno e all'età di diciassette anni ho deciso di prendere in mano la situazione. Dopo circa sei anni di “battaglie” ce l'ho fatta. La scrittura è un po' la mia evasione dal mondo reale, sai a volte nella vita ci sono eventi che non possiamo comandare o programmare, quando scrivo sono io che comando e quindi mi sento libera di far accedere cosa voglio quando voglio. Un po' megalomane, lo ammetto, ma è una bellissima sensazione!

2. "Non voglio sognare" è il titolo del tuo primo romanzo, da cosa ti è nata l'idea di questa storia a carattere giallo/noir?

L'idea è nata grazie ad un mio amico, che è oggi la persona più importante della mia vita. Stavamo parlando in chat (era ancora MSN messenger!) e lui, conoscendo bene la mia passione per la scrittura, mi ha in qualche modo stimolata nel provare a scrivere qualcosa sul paranormale. Non avevo idea su come fare e soprattutto non sapevo da dove cominciare visto che prediligevo lo stile fantasy. Poi un giorno, proprio mentre non ci pensavo e non ero ossessionata all'idea di scrivere la storia, sono andata a Firenze e ho visto la statua di un bambino. Non ho idea di chi fosse o perché fosse proprio in quel palazzo dopo Ponte Vecchio, so solo che mi ha stimolata ed è nata l'idea e ho iniziato a scrivere annotando tutto quello che mi passava per la mente sul cellulare dato che non avevo con me carta e penna. E' proprio vero che l'ispirazione arriva a chi la sa aspettare nei momenti meno aspettati! Ho parlato con il mio amico dell'idea, gli è piaciuta e mi ha aiutata tantissimo nel rivedere il testo e nel correggerlo, posso dire che per metà “Non voglio sognare” è anche suo.

3. Ti va di parlaci un pochino della trama?

“Non voglio sognare” è una storia thriller/horror dalla tematica molto semplice: una serie di delitti e la ricerca dell'assassino. La vera bellezza del libro risiede nei contenuti. Ad ogni modo tratta di una ragazza di nome Stacy che sì è trasferisce in una cittadina della Carolina del Nord. La sfavillante New York in cui abitava è sempre più un ricordo e la nuova realtà ha il colore di una perenne foschia grigia. La casa in cui si è trasferita è stata vissuta da una famiglia la cui figlia, una bambina di soli dieci anni, venne improvvisamente rapita ed uccisa. Fra quelle ostili pareti Stacy inizia ad evocare incubi notturni che si traducono, al risveglio, in atroci fatti di sangue. La sua esistenza si trasforma in una ossessione e, tra deliranti allucinazioni e terrificante realtà, i morti si vendicano trascinando negli abissi anime innocenti...Ma non c'è solo morte e paura, in “Non voglio sognare” troverete anche una storia d'amore e speranza che colorano la grigia atmosfera dello sfondo narrativo.

4. Com’è stato scriverlo? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai    cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?

Scrivere “Non voglio sognare” è stata una grande esperienza...ma anche un po' “distruttiva” dato che pur di scrivere non dormivo, non uscivo e mangiavo appena. L'ispirazione che tanto cercavo mi aveva letteralmente travolta. Ma devo confessare che ripeterei questa esperienza tutti i giorni se poi le conclusioni sono così soddisfacenti. Scrivere è una splendida sensazione perché comunque entri in un altro mondo che è fatto di quello che vuoi tu, come ti accennavo prima, puoi cambiare quello che vuoi, puoi far dire ai personaggi quello che vuoi...decisamente meglio di certi aspetti della vita reale! Il momento più importante di “Non voglio sognare” è stato quando finalmente l'ho visto cartaceo sulle mie mani a luglio dell'anno scorso, davvero emozionante! Non penso di riuscire a trovare parole per descrivere quel momento, vedere e vivere il proprio sogno realizzato è qualcosa di incredibile.

5. Si dice che, di solito, prima di essere scrittori si è anche lettori. Sei d'accordo con quest'affermazione? Quanto è importante la lettura nelle tue giornate? Quali sono i generi che maggiormente ti affascinano?

Sono assolutamente d'accordo con quello che hai detto, secondo me non si è scrittori se non si è lettori. Amo leggere, è un pregio ereditario dato che mia madre leggeva in continuazione. La lettura è importantissima per me, dai libri che leggo prendo spunto per delle frasi e per alcune idee ovviamente senza copiarle altrimenti sarebbe plagio. Esattamente come la scrittura anche la lettura è un mondo di “evasione”, preferisco leggere la sera prima di andare a letto, (ovviamente quando non scrivo) di notte, in casa, c'è il silenzio più totale e posso immergermi nella storia. I generi che mi affascinano maggiormente sono fantasy e horror, autori preferiti: Toliken e Licia Troisi per quanto riguarda il campo fantasy e Stephen King per quanto riguarda l'horror, lo considero un vero e proprio Maestro.

6. Hai già progetti di scrittura futuri in testa?

Assolutamente si, “Il ragazzo che parlava con le pareti” di cui per ora è stata fatta solo una bozza iniziale. E' un po' il sequel tra le righe di “Non voglio sognare” ovvero chiarirò degli aspetti che nel primo libro possono sembrare oscuri. “Il ragazzo che parlava con le pareti” è sempre ambientato in America (a Boston) e nell'ambito del thriller, a differenza di “Non voglio sognare” sarà incentrato molto sulla psicologia dei personaggi, in modo particolare su quella del protagonista, Sidney/George. Sidney/George ha un potere molto particolare: riesce a comunicare con le anime dell'aldilà toccando qualsiasi muro gli si pari davanti, ovviamente questo avrà delle ripercussioni su di lui, sulle persone che gli stanno accanto ma soprattutto sulla sua salute mentale.
Insomma, un altro libro “allegro” in cui non mancheranno scene romantiche e tanti colpi di scena!


Ringraziamola ancora della disponibilità! Alice possiede una pagina FB dove potete restare del tutto informati sul suo libro e sulle sue future pubblicazioni.
https://www.facebook.com/pages/Alice-Gerini-Pagina/220742058074988?ref=hl

Alla prossima e buone letture a tutti! :)



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