Salve a tutti amici librofili e non, eccoci qua con il primo articolo scritto di questo blog. Quest'oggi voglio parlarvi un un libro che fa parte della letteratura classica giapponese: il Kojiki. Ho pensato di metterlo a confronto con il Nihonshoki (altro libro classico giapponese che ho studiato a lezione), che purtroppo ancora non ho avuto l'opportunità di leggere, ma che leggerò presto...
Scritto nel 712, il Kojiki (Un racconto di antichi eventi), ha la funzione di
legittimare la dinastia Yamato (nella
linea dell’imperatore Tenmu). Redatto in hentai (ibrido/sbagliato) kanbun,
si rivolge all’interno del paese, a differenza del Nihonshoki che si rivolge
all’esterno.
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Izanami ed Izanagi che con la lancia creano il Giappone |
Il Giappone è la terra
degli dei inquanto è nata da un atto asessuato di Izanami e Izanagi, quindi
ha in se una parte del tutto divina. La
dinastia Yamato individua nei culti kami (dei) uno dei possibili elementi
ideologici funzionali alla propria legittimazione, si ricordi ad esempio che i
simboli imperiali, nonché tesoro della corona (custodito in tre templi diversi)
sono la grande spada falcia erbe (kusanagi no tsurugi) di Susanoo, la collana
di pietre preziose ricurve regalati da Izanagi ad Amaterasu (magatama) e lo specchio
metallico che fece uscire Amaterasu dalla grotta (mitami).
La prefazione del Kojiki
narra che fu l’imperatore Tenmu ad ordinare la stesura dell’opera. Attualmente
la letteratura giapponese è interessata di più al Kojiki, anche se fino al
periodo Edo era il contrario ed era il Nihonshoki ad essere più importante in
quanto opera scritta in cinese su modello di opere storiografiche cinesi.
Opera composta da 3 maki
(rotoli/capitoli) e venne composta nel 712 da Ō no Yasumaro sotto ordine
dell’imperatrice Genmei, che ereditò l’impero di Tenmu. Il Kojiki racconta una
storia armoniosa risultato di una selezione di leggende, al contrario il
Nihonshoki raccoglie tutte le varie versioni delle leggende e le affianca.
“Quali sono le
caratteristiche del Kojiki che lo hanno fatto includere nel moderno canale
della letteratura giapponese, a differenza del Nihonshoki?”
- 1. La scelta compositiva di presentare solo una parte della versione dei
fatti e delle leggende;
- 2.
La presenza di poesie;
- 3. Uno stile più vivace e ritmico che rifletterebbe la tradizione orale ed
una caratterizzazione più efficace dei personaggi;
- 4.
La lingua (redatto in giapponese).
Quest’opera mostra la
verità, ecco perché prende in analisi solo alcune leggende. Ō no Yasumaro si
basò su racconti orali (Hiyeda no are) e scritte, le genealogie (le prime
divinità) e gli annuali tramandati in testi come il Teiki (ora scomparsi).
Lo scrittore ha utilizzato
i kanji per comporre un testo in giapponese (metodo non agevole). Ora però
sorge una domanda: “Ma usò un kanji con il solo significato o usò due kanji che
riportano il significato?”. Il problema è che Yasumaro voleva scrivere in
giapponese, quindi ci volevano particelle, congiunzioni, e i kanji venivano
usati a carattere di significato diverso.
Il Kojiki viene studiato a
partire dall’epoca Edo da Mootori Norinaga (1730-1801), primo filologo, e
diventa un veicolo per una supposta “visione autoctona del mondo”, non
contaminata dalla cultua continentale. Da qui la rivalutazione e la scoperta
originalità dell’opera. È da questo periodo che i kanbun cinesi passano in
secondo piano.
Come già anticipato, il Kojiki viene suddiviso in tre libri:
ORIGINE DEL GIAPPONE: mito.
PRIMI 15 SOVRANI LEGGENDARI (660-310 a.C.): mito unito alle leggende.
RACCONTO DEI SUCCESSIVI 16 IMPERATORI DA NINTOKU A SUIKO (592-628): scompaiono i miti e ci troviamo in epoca storica.
Oltre ad essere un importante “documento storico”, è anche un’importante documento religioso/antropologico.
Nel LIBRO I viene narrato il mito degli inizi, la generazione delle isole del Giappone, la lotta fra gli dei (Susanoo che darà origine al clan Izumo e Izanagi ed Izanami che daranno origine al clan Yamato), il punto d’incontro frale due tradizioni tramite gli inviati di Amaterasu (da qui l’inizio della discendenza della dea).
Il Kojiki è il punto centrale della religione shintoista.
Nel LIBRO II (dove vengono narrate le leggende famose) iniziamo ad allontanarci dal mondo degli dei. Parliamo di eroi entrati nella leggenda. Importante è l’eroe perdente Yamato Takeru, così denominato perché dopo aver riappacificato i clan compie un sacrilegio che gli costerà la vita. Per la cultura giapponese l’eroe non è il vincente ma colui che viene sconfitto perché lo riporta all’umanità e non rimane nel divno.
Sia nel Kojiki che nel NIhonshoki ci sono episodi che riconducono ad una cosiddetta “prima volta”: il primo waka (Susanoo), il primo renga (pp. 106-107), cioè la prima poesia a catena (Yamato Takeru) e il primo shinjū (Karu), cioè il doppio suicidio d’amore (uno degli argomenti ricorrenti in periodo classico sia in letteratura che in teatro). Il doppio suicidio è dato dal contrasto fra giri (situazione sociale) e ninjō (sentimento), bisogna scegliere o uno o l’altro (che deve essere il giri, in caso contrario, se si sceglie il sentimento, l’unica soluzione è la morte).
Altro importante concetto è quello dello kotodama, cioè il potere magico-sacrale della parola. Yamato kotoba (lingua di Yamato, lingua superiore): la parola incide sulla realtà, cioè ne definisce la natura. Il waka è più vicina al cuore dell’uomo, si esprimono i sentimenti con un potere che mette in comunicazione il cuore umano con ciò che lo circonda (il divino).
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Copertina dell'edizione italiana del Kojiki |
Kojiki: Un racconto di antichi eventi
a cura di Paolo Villani
Editio da Letteratura Universale Marsilio
Prezzo: € 12,00
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