Visualizzazione post con etichetta marsilio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta marsilio. Mostra tutti i post

sabato 30 novembre 2013

Letture d'Oriente # 3 - Fra classicismo e contemporaneità: il Taketori Monogatari


Fino ad ora abbiamo sempre trattato argomenti riguardanti quella che è la letteratura giapponese contemporanea. E’ giunto il momento di fare un passo indietro di qualche secolo e di parlare di letteratura classica.
Durante la storia letteraria giapponese furono davvero molti i testi che vennero redatti e pubblicati; fra tutti alcuni hanno spiccato per eleganza, grande raffinatezza o semplicemente perché perni importanti per opere di epoche successive. Nello specifico, oggi voglio parlarvi di quella che è una della mie opere predilette di Epoca Heian: il Taketori Monogatari.

Prima di tutto però ci tengo ad illustrarvi, molto brevemente, che cos’è di per se un monogatari. Il termine monogatari è dato dall’unione di mono e kataru (raccontare), dove katari fa riferimento alla tradizione orale. S’intende il raccontare oralmente i fatti di cui l’autore è venuto a conoscenza.
[Continua a leggere QUA]

Cos'è "Letture d'oriente"? 
Dal mese di Settembre 2013 ho iniziato a collaborare col sito Youbookers.it dove tengo una rubrica sulla letteratura giapponese. Ogni mese potrete trovare i miei articoli su autori, opere e curiosità sulla letteratura nipponica e  sui manga. Tutte le volte che un nuovo articolo sarà online vi lascerò un breve estratto qua sul blog ed il link che vi riporterà alla pagina dove potrete trovarlo integralmente, cosicchè non diventiate matti nel cercarlo fra le pagine del sito! ^^
Spero che i miei scritti siano di vostro interesse e che possano portare nuovi spunti di riflessione e discussioni! 


martedì 30 aprile 2013

[Recensione] - Occhi nella notte di Yamada Eimi

Ciao ragazzi, eccomi qua, sono tornata con una nuova recensione scritta. Oggi parliamo di un libro molto particolare scritto dall'autrice giapponese Yamada Eimi (nome con cui si firma, in realtà il suo nome reale non è Eimi ma Futaba), il libro in questione è: Occhi nella notte.
Uscito in patria nel 1985, Bed Time eyes, titolo originale dell'opera,  fu il romanzo d'esordio della scrittrice che portò oltre alla vendita di mezzo milione di copie, anche parecchio scalpore dato che i contenuti narrati all'interno solitamente non venivano mai presi in analisi da donne. Grazie a questo libro, l'autrice, vinse il suo primo premio Bungei (ne vinse altri in seguito).
E' un breve romanzo tanto intenso quanto trasgressivo. La vicenda narra del breve rapporto, inizialmente prettamente carnale ma che in seguito assumerà anche molte sfacettature sentimentali, fra Kim, una giovane giapponese, e Spoon, un disertore di colore dell'esercito americano. Il loro è un incontro casuale ma che sin da subito, con un solo sguardo, segnerà le loro vite.
Tutto il racconto è incentrato su di loro, i loro pensieri, i loro sentimenti ed umori che s'intrecciano all'interno di un mondo dove l'influenza americana ha la prevalenza sulla tradizionalità millenaria del Paese. Il loro è un rapporto molto forte, tanto che tutto il resto, ciò che li circonda, non è importante e passa in secondo piano. Kim, in particolare, troverà in Spoon la sua "coperta di Linus", senza di lui si sente vuota, addirittura persa, nonostante il carattere spesso violento dell'uomo nei suoi confronti la porti, a volte, a cadere nello sconforto. Spoon da parte sua, invece, definisce Kim come la sua donna e di conseguenza la sua "puttana" e, a parte questa particolare visione della ragazza, la ama alla follia.
Un libro definito erotico ma che, nonostante il linguaggio brusco e volgare del rapporto sessuale presentato a volte come istinto animale, si presenta anche ricco di dolcezza e, a mio parere, di quella raffinatezza che caratterizza molto spesso i romanzi scritti dagli autori del Sol Levante.

Mio voto su Anobii: ****

ACQUISTALO SU AMAZON

venerdì 27 luglio 2012

[Letteratura Giapponese] - Il Kojiki: Un racconto di antichi eventi

Salve a tutti amici librofili e non, eccoci qua con il primo articolo scritto di questo blog. Quest'oggi voglio parlarvi un un libro che fa parte della letteratura classica giapponese: il Kojiki. Ho pensato di metterlo a confronto con il Nihonshoki (altro libro classico giapponese che ho studiato a lezione), che purtroppo ancora non ho avuto l'opportunità di leggere, ma che leggerò presto...

Scritto nel 712, il Kojiki (Un racconto di antichi eventi), ha la funzione di legittimare la dinastia Yamato (nella linea dell’imperatore Tenmu). Redatto in hentai (ibrido/sbagliato) kanbun, si rivolge all’interno del paese, a differenza del Nihonshoki che si rivolge all’esterno. 
Izanami ed Izanagi che con la lancia creano il Giappone
Il Giappone è la terra degli dei inquanto è nata da un atto asessuato di Izanami e Izanagi, quindi ha in se una parte del tutto divina. La dinastia Yamato individua nei culti kami (dei) uno dei possibili elementi ideologici funzionali alla propria legittimazione, si ricordi ad esempio che i simboli imperiali, nonché tesoro della corona (custodito in tre templi diversi) sono la grande spada falcia erbe (kusanagi no tsurugi) di Susanoo, la collana di pietre preziose ricurve regalati da Izanagi ad Amaterasu (magatama) e lo specchio metallico che fece uscire Amaterasu dalla grotta (mitami).

La prefazione del Kojiki narra che fu l’imperatore Tenmu ad ordinare la stesura dell’opera. Attualmente la letteratura giapponese è interessata di più al Kojiki, anche se fino al periodo Edo era il contrario ed era il Nihonshoki ad essere più importante in quanto opera scritta in cinese su modello di opere storiografiche cinesi.
Opera composta da 3 maki (rotoli/capitoli) e venne composta nel 712 da Ō no Yasumaro sotto ordine dell’imperatrice Genmei, che ereditò l’impero di Tenmu. Il Kojiki racconta una storia armoniosa risultato di una selezione di leggende, al contrario il Nihonshoki raccoglie tutte le varie versioni delle leggende e le affianca.
“Quali sono le caratteristiche del Kojiki che lo hanno fatto includere nel moderno canale della letteratura giapponese, a differenza del Nihonshoki?”
  • 1.  La scelta compositiva di presentare solo una parte della versione dei fatti e delle leggende;
  • 2.     La presenza di poesie;
  • 3. Uno stile più vivace e ritmico che rifletterebbe la tradizione orale ed una caratterizzazione più efficace dei personaggi;
  • 4.     La lingua (redatto in giapponese).

Quest’opera mostra la verità, ecco perché prende in analisi solo alcune leggende. Ō no Yasumaro si basò su racconti orali (Hiyeda no are) e scritte, le genealogie (le prime divinità) e gli annuali tramandati in testi come il Teiki (ora scomparsi).
Lo scrittore ha utilizzato i kanji per comporre un testo in giapponese (metodo non agevole). Ora però sorge una domanda: “Ma usò un kanji con il solo significato o usò due kanji che riportano il significato?”. Il problema è che Yasumaro voleva scrivere in giapponese, quindi ci volevano particelle, congiunzioni, e i kanji venivano usati a carattere di significato diverso.
Il Kojiki viene studiato a partire dall’epoca Edo da Mootori Norinaga (1730-1801), primo filologo, e diventa un veicolo per una supposta “visione autoctona del mondo”, non contaminata dalla cultua continentale. Da qui la rivalutazione e la scoperta originalità dell’opera. È da questo periodo che i kanbun cinesi passano in secondo piano.


Come già anticipato, il Kojiki viene suddiviso in tre libri:
ORIGINE DEL GIAPPONE: mito.
PRIMI 15 SOVRANI LEGGENDARI (660-310 a.C.): mito unito alle leggende.
RACCONTO DEI SUCCESSIVI 16 IMPERATORI DA NINTOKU A SUIKO (592-628): scompaiono i miti e ci troviamo in epoca storica.
Oltre ad essere un importante “documento storico”, è anche un’importante documento religioso/antropologico. 
Nel LIBRO I viene narrato il mito degli inizi, la generazione delle isole del Giappone, la lotta fra gli dei (Susanoo che darà origine al clan Izumo e Izanagi ed Izanami che daranno origine al clan Yamato), il punto d’incontro frale due tradizioni tramite gli inviati di Amaterasu (da qui l’inizio della discendenza della dea).
Il Kojiki è il punto centrale della religione shintoista.
Nel LIBRO II (dove vengono narrate le leggende famose) iniziamo ad allontanarci dal mondo degli dei. Parliamo di eroi entrati nella leggenda. Importante è l’eroe perdente Yamato Takeru, così denominato perché dopo aver riappacificato i clan compie un sacrilegio che gli costerà la vita. Per la cultura giapponese l’eroe non è il vincente ma colui che viene sconfitto perché lo riporta all’umanità e non rimane nel divno.
Sia nel Kojiki che nel NIhonshoki ci sono episodi che riconducono ad una cosiddetta “prima volta”: il primo waka (Susanoo), il primo renga (pp. 106-107), cioè la prima poesia a catena (Yamato Takeru) e il primo shinjū (Karu), cioè il doppio suicidio d’amore (uno degli argomenti ricorrenti in periodo classico sia in letteratura che in teatro). Il doppio suicidio è dato dal contrasto fra giri (situazione sociale) e ninjō (sentimento), bisogna scegliere o uno o l’altro (che deve essere il giri, in caso contrario, se si sceglie il sentimento, l’unica soluzione è la morte).
Altro importante concetto è quello dello kotodama, cioè il potere magico-sacrale della parola. Yamato kotoba (lingua di Yamato, lingua superiore): la parola incide sulla realtà, cioè ne definisce la natura. Il waka è più vicina al cuore dell’uomo, si esprimono i sentimenti con un potere che mette in comunicazione il cuore umano con ciò che lo circonda (il divino).




Copertina dell'edizione italiana del Kojiki
Kojiki: Un racconto di antichi eventi
a cura di Paolo Villani
Editio da Letteratura Universale Marsilio
Prezzo: € 12,00





WebRep
currentVote
noRating
noWeight
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...